Una prima lettura dei dati
I risultati emersi dalla dashboard descrivono una Milano attrattiva e caratterizzata da un’elevata intensità lavorativa, in cui la crescita è trainata principalmente dalla dinamica migratoria e dal mercato immobiliare.
Parallelamente, la città appare sbilanciata con aree a macchia di leopardo che avanzano rapidamente e altre che mostrano segnali di fragilità strutturale.
Nel complesso, il centro si configura come un hub multifunzionale caratterizzato da elevata densità, forte attrattività lavorativa, elevati valori immobiliari, significativa mobilità residenziale e presenza di un numero rilevante di abitazioni non stabilmente occupate.
Dinamica demografica e migratoria
L’analisi demografica e migratoria evidenzia differenze territoriali significative, che delineano una sorta di arcipelago. Il nord si conferma più popoloso e dinamico — in particolare i NIL Certosa e Gallaratese hanno una crescita significativa dal 2015 —circa due terzi dei quartieri registrano una crescita della popolazione positiva nel periodo 2019–2023. Certosa presenta un incremento della popolazione residente esponenziale dal 2015. Più della metà dei quartieri supera la media comunale della quota di stranieri (≈21%), con una maggiore concentrazione nelle zone esterne, in particolare nei quadranti nord e sud-est, oltre la circonvallazione 90–91.
L’ovest e il sud mostrano una maggiore incidenza della popolazione anziana (over 65), con valori superiori alla media cittadina (23%) e una rilevante quota di anziani soli. Le famiglie con bambini (≈12%) risultano invece maggiormente concentrate nei quadranti nord-ovest e ovest, in un contesto caratterizzato da un rapporto medio di circa due anziani per ogni minore (under 14). Alcuni quartieri — tra cui Gallaratese, Barona-Gratosoglio, Niguarda e Taliedo — presentano elevati indici di invecchiamento e fragilità demografica, associati anche a una significativa presenza di case popolari (ERP). Complessivamente, più della metà dei quartieri (prevalentemente nelle aree sud, sud-ovest e ovest) evidenziano condizioni di squilibrio demografico.
Si individuano, inoltre, quartieri con una incidenza di popolazione tra i 15 e i 34 anni (≈22%) caratterizzate da un forte ricambio della popolazione dovuta ai flussi migratori, localizzate in prossimità dei principali poli universitari- ad eccezione di Certosa sono le fasce semicentrali del nord e sud, tra cui Loreto, Porta Garibaldi, Farini, Bovisa, Dergano, Porta Ticinese e Porta Romana. In alcuni quartieri, come Stazione Centrale e Bovisa, tale popolazione supera il 25% con una rilevante quota di giovani soli.
Oltre il 50% dei residenti vive da solo, con picchi pari al 65% nel quartiere Loreto (adulti soli) e valori superiori al 60% in diverse aree semicentrali e centrali. Tale configurazione demografica è associata a una significativa presenza di giovani adulti single, prevalentemente maschi. Il livello di istruzione appare elevato: circa un residente su tre è laureato, con valori superiori al 40% nelle aree interne alla circonvallazione 90–91, rispetto a una media cittadina del 31%. Al contrario, la quota scende sotto il 25% nel resto delle aree esterne, con l'eccezione di alcuni quartieri che superano la media: Bicocca, Cimiano, Lambrate, Vigentino, Bande Nere, QT8-Ippodromo e Certosa.
Dal punto di vista delle dinamiche migratorie, Milano si distingue nel contesto nazionale per un saldo migratorio positivo (+37.940 residenti nel periodo 2019–2023). In circa il 75% dei quartieri si registra un tasso migratorio netto positivo. Le aree esterne, caratterizzate da elevata eterogeneità sociale, funzionano come principali porte di ingresso per la popolazione straniera (sia proveniente dall’estero con un 26% del totale di iscritti sia da altri comuni italiani con un 10% del totale di iscritti), mentre le aree centrali risultano maggiormente attrattive per i nuovi residenti italiani.
Distribuzione dei redditi, occupazione e mercato immobiliare
L’analisi della distribuzione dei redditi evidenzia un’elevata concentrazione: il 10% della popolazione con redditi superiori a 75.000 euro detiene il 45% del reddito complessivo, mentre il 52% con redditi inferiori a 26.000 euro possiede il 16%. Il reddito medio imponibile annuo si attesta a circa 36.000 euro, con i valori più elevati localizzati nelle aree centrali.
Relativamente alla composizione dei redditi, si osserva un equilibrio tra reddito da lavoro dipendente e da pensioni in termini rapporto tra contribuenti e quote detenute, confermando il ruolo centrale di tali componenti nella stabilizzazione socioeconomica urbana (il 61% dei contribuenti dipendente possiede il 56% del reddito complessivo e il 29% dei contribuenti pensionati possiede il 20% del reddito complessivo).
Con più di un milione e mezzo di addetti e un tasso di occupazione elevato – soprattutto maschile (76%) a fronte di una media di occupazione femminile di 66% – si evidenzia le barriere nell’accesso al lavoro qualificato, come dimostra anche la distanza tra l’occupazione femminile straniera (56%) e quella italiana (69%).
Dal punto di vista immobiliare, lo sviluppo residenziale recente si concentra nelle aree nord, nord-est ed est (es. Gorla-Adriano, City Life, Certosa-Cascina Merlata, Porta Nuova, Lambrate). I valori di compravendita raggiungono i livelli massimi nelle aree centrali (oltre la media comunale di circa 4.580 €/m²), mentre nelle aree esterne i canoni di locazione risultano mediamente dimezzati rispetto al centro (oltre 1.600 €/mese nelle aree centrali). In alcuni ambiti di pregio (City Life, Centro Storico, Porta Nuova-Garibaldi), i canoni di locazione possono incidere fino all’80% di un reddito medio mensile (~2.000 €), evidenziando criticità di accessibilità abitativa. Le nuove costruzioni si localizzano prevalentemente nei quadranti esterni settentrionali, con valori particolarmente elevati in quartieri come Certosa, Gorla, Lambrate, Adriano e Lorenteggio.
Disparità abitative e vulnerabilità territoriale
San Siro, Loreto e Buenos Aires si confermano come i quartieri più densamente abitati. Circa 9 abitazioni su 10 sono occupate da residenti e sono prevalentemente concentrate nelle aree esterne della città, con un incremento rispetto al 2011 (82% → 87%). Tuttavia, circa 109.400 unità abitative risultano vuote o occupate da non residenti, con una concentrazione significativa nelle aree centrali (≈30% del totale).
Le aree centrali presentano inoltre elevati livelli di rendita da fabbricati (≈5.000-10.000 €/anno medi) distinguendosi della media nazionale (≈1.500 €/anno medi); tali redditi sono riconducibili a immobili di pregio, attività non residenziali (affitti di negozi, uffici, magazzini o laboratori) e proprietà multiple (seconde/terze case sfitte - oltre alla casa in cui vive - nello stesso quartiere o in altre parti d'Italia). Nelle aree periferiche nord-occidentali, il reddito medio da fabbricati è significativamente inferiore (≈1.100 €/anno). Questo dato riflette la prevalenza di edilizia economica e convenzionata (case popolari, canoni concordati, complessi condominiali), con proprietari che spesso possiedono la sola abitazione principale e il relativo box.
L’indice composito di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM) — che integra istruzione, struttura familiare, condizioni abitative e mercato del lavoro — segnala che circa il 20% dei quartieri presenta criticità rilevanti. I valori più elevati si registrano nei quartieri di San Siro, Quarto Oggiaro, Gratosoglio, Comasina e Barona.
Una dashboard per la città
Il primo elemento distintivo è l’apertura. La dashboard viene messa a disposizione all'interno di una visione improntata alla trasparenza dei dati. Non si tratta di un semplice archivio, ma di una piattaforma concepita per lo scambio di informazioni e il dialogo. Lo strumento offre un valore aggiunto cruciale: traduce dinamiche complesse e articolate in chiavi di lettura accessibili e fruibili da chiunque. In questo modo, la comunità scientifica assolve al proprio ruolo di facilitatore della conoscenza democratica.
La dashboard garantisce la spazializzazione dei dati, scendendo alla scala dei quartieri milanesi o ad altre dimensioni sub-comunali. Superando la classica rappresentazione grafica, la dashboard offre una visualizzazione istantanea delle trasformazioni territoriali, rendendo l’esplorazione intuitiva e fortemente ancorata al contesto locale. Questa granularità permette di strutturare interpretazioni accurate e di pianificare interventi di policy consapevoli. Lo strumento consente così di accogliere una pluralità di prospettive, confermando o smentendo determinati framing interpretativi e catalizzando l'attenzione del pubblico su questioni cruciali per la città.
Un ultimo elemento è la dimensione longitudinale della dashboard, che capitalizza l'esito delle numerose ricerche condotte all'interno del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU). La piattaforma veicola e valorizza un patrimonio di dati stratificato in oltre un decennio di progetti. Questo lavoro collettivo consolida la capacità delle istituzioni pubbliche di generare ricerca e dati di alta qualità. Il risultato si traduce in ragionamenti, elaborazioni, narrazioni, e analisi che restituiscono, in un quadro di sintesi, le principali traiettorie recenti di trasformazione dei quartieri e della città.
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